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Quito lancia la nuova agenda per le città di tutto il mondo

29/novembre/2016

La Nuova Agenda Urbana è diventata una realtà. L’adozione del documento è avvenuta in occasione della Conferenza delle Nazioni Unite su Alloggio e Sviluppo Urbano Sostenibile (Habitat III), svoltasi a Quito dal 17 al 20 ottobre scorsi.

L’urbanizzazione non è semplicemente un fenomeno crescente: la popolazione mondiale che risiede nelle aree urbane, nel 2050, conterà 2,5 miliardi di abitanti in più rispetto ad oggi. Rappresenta soprattutto un motore per una crescita economica sostenibile e inclusiva, per la protezione dell’ambiente e per lo sviluppo culturale e sociale. Il contributo dei centri urbani e dei loro cittadini sarà, dunque, sempre più importante nei prossimi anni, come ha dimostrato l’azione concertata di governi, capi di stato, parlamenti, società civile, rappresentanti del settore privato, delle comunità locali e regionali riuniti attorno alla discussione e all’attuazione della Nuova Agenda Urbana.

Gli impegni presi dai partner vanno in tre direzioni correlate. Primo, l’eradicazione della povertà in tutte le sue forme e l’accesso equo alle opportunità e alle infrastrutture di base. Secondo, sfruttare il potenziale delle agglomerazioni urbane in modo pianificato e positivo, rendendole poli di occupazione, innovazione ed elevata produttività. Terzo, l’uso sostenibile delle risorse e del suolo per tutelare l’ambiente urbano, attraverso una maggiore resilienza delle infrastrutture urbane, energie pulite, protezione della biodiversità e consumi sostenibili.

Un’agenda a lungo termine, con obiettivi universali, che si servirà delle parti politiche, economiche e sociali a tutti i livelli (internazionale, nazionale, regionale e locale) per la sua attuazione. Naturalmente, i contesti a cui la Dichiarazione di Quito fa riferimento sono ben diversi. Eppure, le sfide che oggi affrontano i paesi in via di sviluppo e quelli già industrializzati sono simili. Perciò, al fine di rendere più concreta la realizzabilità dei macro-obiettivi individuati, la nuova Agenda Urbana contiene anche il cosiddetto “Piano di Implementazione di Quito”, che identifica una serie di condizioni a cui deve essere vincolata l’effettiva attuazione dell’agenda. Sotto l’ombrello del piano di implementazione di Quito, le iniziative che i governi e gli altri stakeholder intenderanno prendere, devono:

-essere specifiche, replicabili, innovative e orientate all’azione;

-essere monitorabili tramite report su base regolare;

-avere capacità adeguate di raggiungimento dei risultati e coinvolgere partner maturi da questo punto di vista;

-essere inclusive, per quanto riguarda l’equilibrio dei poteri, nell’ambito delle iniziative di cooperazione internazionale.

Numerosi gli impegni assunti dai partner, in sede di adozione del documento. Per esempio, promuovere l’autonomia dei governi locali e l’urbanizzazione delle aree peri-urbane; incoraggiare la cooperazione tra città e implementare politiche di inclusione sociale che non trascurino l’impatto sui diritti umani. In particolare, i partner hanno riconosciuto l’importanza di collegare l’azione della Nuova Agenda Urbana all’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, non solo nella fase di implementazione, ma anche in quella di follow-up degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS), per evitare la duplicazione o la frammentazione delle iniziative che intervengono negli stessi settori. Un buon meccanismo di monitoraggio delle azioni intraprese è necessario per raggiungere i traguardi fissati dall’agenda. A tal proposito, alla luce dell’esperienza di Habitat II, le sinergie tra le piattaforme esistenti nelle città, i sistemi di informazione e gli accordi istituzionali devono essere incrementate. Ad esempio, gli indicatori e i tempi di monitoraggio dell’Obiettivo 11 possono essere allineati con quelli della Nuova Agenda Urbana.

L’impatto trasformativo della Dichiarazione di Quito sarà realizzato solo in presenza di un’effettiva cooperazione multilaterale e di azioni coerenti, che sappiano riunire i diversi settori e le molteplici capacità in vista del raggiungimento degli obiettivi comuni.

Ciò è evidente anche dalle raccomandazioni di policy per la gestione delle risorse finanziarie. Il documento di Quito, infatti, incoraggia il trasferimento dei fondi dai governi nazionali ai governi regionali e locali in base alle loro priorità e mandati specifici. L’integrazione dei livelli verticali e orizzontali di distribuzione delle risorse è fondamentale per risolvere le attuali disparità tra i territori, all’interno delle aree metropolitane, e tra le aree urbane e quelle rurali. Nella stessa direzione va la creazione di un quadro regolamentare ad hoc a favore di un sistema trasparente e sostenibile per la concessione di prestiti alle parti nazionali e municipali. Infine, i governi locali sono individuati come partner attivi nel processo di revisione e follow-up della Nuova Agenda Urbana.

Sabrina Iannazzone

Stagista presso il Parlamento europeo (Bruxelles)

Trainee at the European Parliament (Brussels)

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