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Un’agenda rurale nella settimana europea delle città

27/ottobre/2016

Dal 10 al 13 ottobre 2016, Bruxelles ha ospitato la Settimana Europea delle Regioni e delle Città, appuntamento annuale che riunisce le parti interessate e i policy maker di varie città europee. Il tema di riflessione e di scambio di buone pratiche quest’anno ha riguardato “Regioni e città per una crescita sostenibile e inclusiva”, in linea con le priorità fissate dalla Commissione europea e dal Comitato europeo delle Regioni insieme alle regioni e città partner.

Le città e le aree urbane, dunque, protagoniste dell’impegno globale per realizzare gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e lottare contro il cambiamento climatico. Entro il 2050, la popolazione urbana mondiale raddoppierà: l’urbanizzazione è, e sarà sempre più, fonte e motore di sviluppo delle attività economiche, culturali, sociali e del miglioramento delle condizioni di vita della popolazione globale.

 

Se urbanizzazione e sviluppo sono fenomeni strettamente correlati, non bisogna dimenticare che l’UE è fatta anche di aree rurali. Questo il dato messo in evidenza dal seminario “Verso un’Agenda Urbana dell’UE: opportunità e sfide di rigenerazione”, che si è svolto il giorno 11 ottobre presso il Comitato delle Regioni. Considerata l’attenzione internazionale alla dimensione urbana – Agenda Urbana per l’UE e Nuova Agenda Urbana presentata alla Conferenza su Habitat III a Quito, Ecuador – una riflessione sulle zone rurali potrebbe sembrare fuori da ogni programma. In effetti, non esiste “un’Agenda Rurale per l’UE”, nonostante il fenomeno dell’urbanizzazione coinvolga gli spazi extra-urbani e rurali e la superficie rurale dell’UE abbia un grosso potenziale non sfruttato.

Questo emerge chiaramente da Stati Membri, come la Romania, che ha 207.522 km2 di spazio rurale, cioè l’87% della superficie nazionale dove vive il 45% della popolazione totale. La Romania può essere considerata un caso simbolo di due elementi comuni nell’UE. Da una parte le zone rurali condividono con le città alcune sfide in materia di sviluppo sociale, economico e ambientale: degrado ambientale, trasporti pubblici, energie rinnovabili. Dall’altra, presentano specificità uniche e problemi peculiari, come l’accesso all’acqua potabile, la povertà e l’esclusione sociale di categorie vulnerabili come i ROM, scarso accesso alla rete internet.

Durante il seminario, si è discusso del caso della regione irlandese del Gaeltacht, formata da aree periferiche della superficie nazionale in cui si parla la lingua gaelica. Questa regione affronta una significativa sfida: come mantenere un’economia viva e sostenibile in un’area del Paese periferica e rurale. Un punto nodale resta la creazione di posti di lavoro che è ostacolata da diverse difficoltà strutturali: posizione geografica, mancanza di fibra ottica, accesso insufficiente alle infrastrutture stradali, costi elevati relativi all’acquisizione di proprietà, poca manodopera qualificata. Tuttavia, questa regione offre delle potenzialità non abbastanza sfruttate per incentivare la creazione di nuovi posti di lavoro. Ad esempio, la crescita economica legata all’utilizzo delle risorse costiere – quali acquacoltura, alche marine e turismo, alla presenza di molti immobili pronti all’utilizzo e a poca congestione sulle reti stradali a causa del traffico.

 

La Romania mostra come sia possibile conciliare il quadro dell’UE per i programmi di sviluppo rurale con la strategia nazionale per lo sviluppo rurale. Infatti, i programmi a livello nazionale sono allineati con le priorità comuni fissate nell’ambito dei programmi di sviluppo rurale all’interno del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR). Questo ha consentito alcuni interventi di successo in direzione del miglioramento della qualità di vita dei cittadini rumeni, combinando l’azione dei fondi europei con i finanziamenti pubblici nazionali per lo sviluppo rurale e accrescendone l’impatto finale attraverso un approccio bottom-up: potenziare le competenze socio-economiche nelle zone rurali attraverso l’iniziativa locale per risolvere i problemi locali. In tal modo, la Romania è intervenuta a favore dei seguenti settori specifici: investire nelle capacità manageriali degli agricoltori con servizi di consulenza e di formazione; creare aree rurali competitive per attrarre nuovi posti di lavoro; modernizzare i mezzi di produzione per aumentare la produttività; utilizzare le risorse naturali in modo più efficiente, incoraggiare l’inclusione sociale. Il Programma Nazionale per lo Sviluppo Rurale contiene anche molte azioni a favore dell’ambiente e a contrasto del cambiamento climatico. Ad esempio, proteggere la biodiversità e contrastare la deforestazione, che sono anche in linea con l’obiettivo del FEASR di “preservare, ripristinare e valorizzare gli ecosistemi relativi all’agricoltura e alle foreste”.

Wojciech Kniec – Università Nicolaus Copernicus (Polonia) – ha illustrato il caso della Polonia rispetto alle politiche per lo sviluppo rurale, mettendone in evidenza tre caratteristiche. La prima riguarda l’approdo dello “stile di vita rurale” nelle città; un esempio tipico sono gli accordi tra consumatori e produttori per lo scambio di prodotti agricoli. La seconda sottolinea la mancanza di una concreta volontà politica di implementare politiche per lo sviluppo delle aree rurali. Terza, ma non ultima per rilevanza, l’opinione pubblica è poco consapevole dell’importanza dello sviluppo rurale anche per le economie urbane. Basti pensare che le aree rurali e l’agricoltura forniscono beni pubblici.

 

Aumentare la consapevolezza pubblica del potenziale delle aree rurali e delle loro risorse e valorizzare l’identità delle comunità rurali sono due azioni fondamentali non solo per rendere le zone rurali più attrattive ma anche per dare un seguito costruttivo alle politiche nazionali ed europee che sinora hanno inteso risolvere le difficoltà sociali, economiche ed ambientali di queste aree. Pochi sanno che il 5 e 6 settembre scorsi, la Commissione europea ha organizzato a Cork una conferenza europea sullo sviluppo rurale, a 20 anni dalla firma della prima Dichiarazione di Cork sullo sviluppo rurale. Durante la conferenza sono state identificate le future sfide delle aree rurali e le potenziali politiche in risposta ad esse. Nel documento finale, le linee politiche d’intervento individuate mostrano quanto le aree rurali siano determinanti nel raggiungere gli obiettivi globali di crescita inclusiva e sostenibile. Soprattutto, prendono atto del rapporto di dipendenza reciproca tra città e zone rurali. Il riequilibrio dei rapporti contrattuali relativi alle filiere di produzione e distribuzione, la crescita dell’economia verde, il superamento dell’economia del carbonio sono solo alcuni esempi di come non si possa trascurare il peso delle zone rurali sulla crescita delle economie urbane europee e mondiali.

 

Sabrina Iannazzone

Stagista presso il Parlamento europeo (Bruxelles)

Trainee at the European Parliament (Brussels)

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