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L’esperienza dell’Associazione Europa 2020 nel libro di Maresi e D’Ambrosi “Dal Comunicare a fare l’Europa”

27/settembre/2016

Domani 28 settembre verrà presentato a Bruxelles “Dal Comunicare al fare l’Europa. Best Practice e linee guida operative”, una pubblicazione a cura di Andrea Maresi, responsabile delle relazioni con i media del Parlamento europeo per l’Italia, e Lucia D’Ambrosi, docente di Comunicazione Pubblica e Open Government presso l’Università di Macerata. Insieme ai curatori, interverranno Niccolò Rinaldi, Matteo Lazzarini, Emiliano Cipolla e Antonio Preto. Modererà il dibattito Alessio Pisano. Nel volume si parla anche della case history dell’Associazione Europa 2020.
“Dal Comunicare al fare l’Europa” consiste in una raccolta di analisi e opinioni di diversi autori, tutti personaggi di rilievo attivi nel settore europeo. Il libro intende promuovere l’identità europea evidenziando l’impatto delle politiche dell’Unione sul sistema economico-politico del Paese e favorire la conoscenza delle opportunità offerte dall’Unione europea con la programmazione dei fondi strutturali e d’investimento europei 2014-2020. L’interrogativo posto e al quale i vari interventi cercano di dare una risposta riguarda in particolare il ruolo dell’informazione in Italia, la quale, comunicando ciò che l’Europa fa “nel modo più trasparente possibile e il più vicino possibile ai cittadini” (art. 1 del Trattato sull’Unione europea), dovrebbe rappresentare lo strumento fondamentale per diminuire il gap tra la percezione che i cittadini hanno della “tecnocratica” Europa e la società civile.
Il volume è articolato in tre parti. Nella prima (“Conoscere l’Europa nel nuovo millennio: identità, formazione e partecipazione”) si approfondisce il tema della comunicazione europea, in relazione alla cittadinanza democratica e al processo di costruzione dell’Unione.
“I media italiani dedicano poco spazio ai temi europei – spiega Andrea Maresi – trattandoli come alieni, distanti e raggruppandoli nelle informazioni di “politica estera”, concentrandosi troppo nell’analizzare da tutti i punti di vista dell’informazione nazionale e tralasciando pezzi importanti di decisioni prese assieme a Bruxelles dai 28 Stati e dal Parlamento europeo”.
Nella seconda parte (“Nuovi modi di comunicare e informare il cittadino europeo”) si riflette invece sul modo di comunicare e informare in Europa: in particolare, Stefano Polli parla del giornalismo nell’era di internet e della “globalizzazione dell’informazione”, mentre Dario Carella affronta il tema dell’informazione che diviene “glocal”, per continuare a interessare e coinvolgere i cittadini nell’era della globalizzazione. “Occorre far cambiare ai cittadini la percezione delle scelte di Bruxelles, – continua Maresi- che non sono semplici imposizioni dall’alto, ma decisioni prese dai governi nazionali (italiano compreso) espressione di elezioni dirette e dal Parlamento europeo, istituzione direttamente eletta dai cittadini”.
La sezione conclusiva è dedicata alla practice (“Comunicazione e Progettazione europea: linee guida, strumenti informativi e best practice”) in cui sono presentati gli strumenti operativi per utilizzare e gestire i fondi europei descrivendo esperienze e progetti realizzati da enti pubblici, agenzie educative e formative, nonché da associazioni del terzo settore. “L’Italia è ai primi posti per numero di enti e imprese che beneficiano di finanziamenti europei a gestione diretta, cioè erogati direttamente dalla Commissione sotto forma di appalti e progetti – commenta Matteo Lazzarini, Segretario generale della Camera di Commercio Belgo-Italiana -. La Lombardia è di gran lunga al primo posto. Quasi un’impresa italiana su tre che lavora con finanziamenti europei ha sede in questa regione.Una buona pratica nel settore dell’europrogettazione è rappresentata dalle università italiane. Lo scorso anno ben 64 dei nostri atenei hanno preso parte ad almeno un progetto europeo, principalmente nel quadro del programma Horizon 2020”.

a cura di Redazione

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