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Populismo e Nazionalismo: la ‘nuova’ faccia dell’Europa

14/settembre/2016

Jérôme Jamin, professore all’Università di Liegi e direttore del centro di ricerca “Démocratie”, ha condiviso le sue riflessioni sulla rimonta dell’estrema destra e degli estremismi in Europa in occasione di un gruppo di lavoro presso il Parlamento europeo il 7 settembre 2016.

L’attualità offre diversi esempi di riaffermazione di nazionalismi ed estremismi, non solo nella retorica mediatica ma anche nel discorso politico comune. L’opinione pubblica è ormai abituata a dichiarazioni come quella del deputato europeo Gyorgy Schopflin, membro del partito ungherese Fidesz, che suggerisce di delimitare il confine meridionale del suo Paese con teste di maiali per disincentivare l’ingresso di rifugiati musulmani.

Così, il leitmotif dell’estate francese, il divieto del burkini, seppur dichiarato anti-costituzionale, resta in vigore per molti resort e spiagge. Mentre il Primo Ministro, Manuel Valls, si aggrappa alla rappresentazione a seno scoperto della Marianna, simbolo della libertà della repubblica francese, dall’ufficio diritti umani dell’ONU risuonano altre parole: “Il divieto del burkini in Francia rappresenta un’evidente violazione delle libertà fondamentali ed è una reazione inutile di fronte ai recenti attacchi terroristici, che non servirà ad aumentare la sicurezza nazionale, anzi contribuisce a creare attriti e a destabilizzare l’ordine pubblico”.

Ma cosa si nasconde dietro questo scivoloso mainstream che di volta in volta addita un nemico diverso ‒ la crisi dei rifugiati, la crisi finanziaria, il terrorismo?

Di fondo, resta una destabilizzante commistione dei messaggi politici dal nord al sud dell’Europa. La retorica di destra e di sinistra non fornisce più risposte chiare e differenziate ai propri elettori. I messaggi si frammentano e si confondono, lasciando spazio all’insoddisfazione dei cittadini che non vedono adeguatamente rappresentate le proprie esigenze e si rifugiano dietro a messaggi forti ed estremi.

Il professore Jérôme Jamin ricorda come la retorica di estrema destra dal 1970 ad oggi sia cambiata reinterpretando e mescolandosi a tematiche tipiche della sinistra. Dalla retorica razzista si è passati all’antirazzismo e al contetso repubblicano favorevole all’inclusione e alla diversità culturale, per arrivare alla sostituzione della razza con la religione. Il focus attuale dell’estrema destra europea sull’illegalità e la sicurezza permea tutti i partiti, forgiando il dibattito internazionale. La nuova ondata di anti-globalizzazione e la crisi del progetto europeo si danno man forte nel discorso estremista e populista. “L’Unione europea, come l’Islam, è una manna, un obiettivo facile. L’Europa diventa il cavallo di troia della mondializzazione, colpevole della perdita di potere degli Stati Membri”, dice Jérôme Jamin.

D’altra parte, le sinistre europee hanno gradualmente abbandonato la lotta per i diritti dei lavoratori per adeguarsi al mainstream del capitalismo e del libero mercato, e da ultimo riprendere in mano gli antichi valori di inclusione sociale ed equità.

In questo clima, il referendum diventa uno strumento politico che si presta ai nazionalismi contro l’UE e i migranti. Dopo la campagna per il referendum sul Brexit basata sulla ‘difesa’contro gli immigrati, ora tocca all’Ungheria di Orban. Gli Ungheresi sono chiamati a votare, il prossimo 2 ottobre, sull’approvazione del piano europeo di redistribuzione dei migranti. Non è difficile indovinare l’esito di un referendum la cui campagna verte sulla difesa dell’identità dell’Europa cristiana dai migranti e sulla retorica contro i profughi che ha riunito tutti i partiti nel Paese. L’Ungheria sarà la prossima ‘-exit’?

Per ora, Orban, Primo Ministro ungherese e leader del partito conservatore Fidesz, continua a parlare di fallimento del multiculturalismo europeo e definisce la triade composta da Schulz Juncker e Verhofstadt come il “triumvirato nichilista” alla guida delle Istituzioni europee. In realtà, il referendum ungherese è l’ennesimo caso in cui ci si domanda se è giusto dare seguito alle decisioni di Brussels senza mandato del Parlamento nazionale, alias lo stato-nazione. Il 2 ottobre, anche l’Austria è chiamata al voto per il ballottaggio sulle presidenziali, in cui l’estrema destra euro-scettica di Hofer spera di avere la meglio.

Mentre c’è chi dice che il prossimo 2 ottobre potrebbe segnare il fallimento del progetto europeo, il fondamentalismo torna protagonista, questa volta sulla scena politica.

Sabrina Iannazzone

Stagista presso il Parlamento europeo (Bruxelles)

Trainee at the European Parliament (Brussels)

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