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L’altra faccia della migrazione: inclusione e integrazione nel Mezzogiorno

28/giugno/2016

Il 22 giugno, al Parlamento Europeo si è parlato di buone pratiche in materia di inclusione dei migranti a partire da un esempio concreto, quello calabrese. Il seminario, ospitato dall’Eurodeputato Andrea Cozzolino, ha visto la partecipazione, tra gli altri, di Giuseppe Aieta (Regione Calabria), Giuseppe Marino (Assessore alle politiche europee a Reggio Calabria), Federica Roccisano (Assessore regionale alle politiche sociali), Agnese Papadia (Commissione europea), Silvia Ganzerla (Eurocities), Frederic Vallier (Council of European Municipalities and Regions), oltre a diversi Eurodeputati che si occupano di asilo e migrazione (Gianni Pittella, Elly Schlein, Cècile Kyenge, Caterina Chinnici, Laura Ferrara, Barbara Spinelli, Brando Benifei, tra gli altri). Inoltre, i sindaci di tre piccoli comuni calabresi hanno portato al cuore dell’Europa le loro esperienze dirette: Mimmo Lucano, sindaco di Riace, Mario Talarico, sindaco di Carlopoli e Giovanni Manoccio, già sindaco di Acquaformosa e ora coordinatore provinciale per il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati – SPRAR.

Le storie di accoglienza e integrazione dei tre sindaci hanno restituito la giusta dimensione a un tema, quello della migrazione, spesso raccontato in termini di crisi, emergenza, problema che mette in ginocchio le società europee, frontiere da chiudere e muri che si alzano. Lucano, Talarico e Manoccio, invece, presentano l’altra faccia della migrazione: una risorsa per i territori, capace di stimolare un sistema virtuoso di riqualificazione urbana, rigenerazione sociale e sviluppo inclusivo delle comunità.

Riace, che ha fatto rivivere il centro storico abbandonato dagli emigranti italiani e, con esso, la sua comunità ormai rassegnata; Acquaformosa, che ha lanciato il progetto “Firmoza che accoglie”, che consente di ospitare rifugiati e minori stranieri non accompagnati e prossima all’avvio di progetti di reinsediamento di famiglie siriane; Carlopoli, responsabile del progetto “Al Bait” per accoglienza a richiedenti asilo e rifugiati: nati come laboratori sperimentali sono diventati esempi concreti di pratiche positive, in una regione, come quella calabrese, di cui spesso si narrano solo gli aspetti negativi.

Alcuni ragazzi della scuola “Raffaele Piria” di Reggio Calabria, hanno restituito la voce a questa parte della Calabria, viva, positiva, umana, attraverso la presentazione di un video realizzato da loro, “Radici e speranze”: le stesse radici e speranze di chi accoglie e chi arriva, che si mescolano fino a fondersi e a generare nuove radici e nuove speranze su un terreno arso ma fertile.

Giovanni Manoccio ha ricordato come oggi la Calabria sia diventata la prima regione italiana per numero di persone accolte, in rapporto ai residenti. Dal primo sbarco, alla volontà di creare un sistema regionale dell’accoglienza, replicando le buone pratiche. Quella volontà politica, che è spesso assente come nel caso – ricordato dall’Eurodeputata Schlein – della città di Barcellona, pronta ad accogliere 2.700 profughi e a stanziare 10,5 milioni di euro, ma bloccata sul nascere dal governo spagnolo. Volontà politica assente, o per dirla con le parole di Laura Ferrara “distanza tra Europa e territorio”. Caterina Chinnici la definisce “deficit di solidarietà tra gli Stati”.

Comunque la si chiami, tutti concordano che le attuali politiche europee in materia di asilo e migrazione risultano fallimentari, perché basate sulla logica dell’emergenza. Giovanni Manoccio cita lo schema di ricollocazione dei richiedenti asilo da Italia e Grecia ad altri Stati Membri, conteso in sede di Consiglio europeo tra meccanismo di quote volontarie e obbligatorie. Restando al caso italiano, appena 770 persone su 35.000 sono state ricollocate. È evidente che le ‘quote di emergenza’ non sono uno strumento adatto a garantire una redistribuzione equa dei richiedenti asilo tra gli Stati Membri, senza considerare che la ricollocazione non è una misura di solidarietà se tralascia la condivisione degli oneri tecnici e finanziari.

Questo scollamento tra gli Stati e, ancora di più, all’interno degli Stati, tra governo ed enti locali, deve essere il punto di partenza per una nuova politica europea della ‘non-emergenza’, che sappia valorizzare le attività e l’impegno di integrazione e rigenerazione urbana e sociale delle piccole realtà locali. Ripartire dal basso per ridare senso alle politiche di coesione e ai dibattiti europei su crescita e sviluppo, dice l’Eurodeputato Cozzolino. Le comunità locali calabresi sono riuscite non solo ad affrontare un’emergenza, ma a farsi portatrici di modelli sostenibili di inclusione sociale, di integrazione scolastica, di riqualificazione dei centri storici. In breve, un nuovo welfare, che Andrea Cozzolino definisce una “nuova economia urbana”, che si libera dei ghetti e coinvolge la comunità tutta.

Andrea Cozzolino conclude con due spunti: un progetto speciale destinato alla Calabria, per trasformare le buone prassi presentate in un progetto finanziato dalla Commissione europea e un’iniziativa parlamentare forte che contribuisca al dibattito in corso sulla riforma delle politiche migratorie europee. “Dobbiamo discutere il tema della ricollocazione obbligatoria che coinvolga direttamente le città, affinché la forza degli Stati non blocchi più i movimenti di accoglienza dal basso. Dobbiamo accorciare la catena di intermediazioni eccessive tra l’Europa, lo Stato, le regioni, i comuni e i cittadini”.

*Sabrina Iannazzone

Stagista presso il Parlamento europeo (Bruxelles)

Trainee at the European Parliament (Brussels)