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Investire in un futuro più verde

03/giugno/2016

Si è appena conclusa l’edizione 2016 della settimana verde, il più grande evento europeo dedicato alle politiche europee per l’ambiente e la sostenibilità. Tra le tematiche affrontate quest’anno, ci sono gli investimenti per città più verdi, per le zone rurali, per il settore marino e per le generazioni future. Il 1 giugno, la settimana verde ha fatto tappa a Brussels, dove si è discusso di un argomento fondamentale: l’accesso ai finanziamenti per le imprese che gestiscono, o lo faranno in futuro, progetti ambientali. Al dibattito ha partecipato un ampio spettro di personalità del settore pubblico e privato. Tra loro, il Commissario Vella, il Vice-Presidente della Commissione europea Katainen, il Direttore della DG Ambiente Calleja Crespo, Bernd Kopacek, Direttore della Società Austriaca per i Sistemi di Ingegneria e Automazione, Isabelle Mateos y Lago dalla società di investimento BlackRock, e molti altri.

Sempre più imprese in Europa, incluse PMI e start-up, stanno rivoluzionando le proprie attività e procedure per diventare competitive nell’economia verde. Tuttavia, un problema comune a tutti gli attori di questo settore emergente è la carenza di finanziamenti ad hoc. In realtà, molti relatori hanno sottolineato che il punto focale non è la mancanza di liquidità nel mercato. Jean-David Malo, capo unità per PMI e strumenti finanziari presso la DG Ricerca e Innovazione, ha individuato alcune priorità per aumentare la circolazione di capitali a favore dell’economia verde: le asimmetrie informative tra investitori e clienti, il ruolo chiave dei finanziamenti privati, la combinazione di strumenti europei già operativi, come il Fondo per gli Investimenti Strategici, Horizon 2020, COSME, la Politica di Coesione, in particolare nei suoi obiettivi rivolti all’ambiente, all’efficienza nell’uso delle risorse, alla crescita inclusiva e sostenibile, in linea con le macro-priorità stabilite dalla Strategia Europa 2020 – investimenti per la ricerca e l’innovazione, transizione ad un’economia a basse emissioni di CO2,  creazione di nuovi posti di lavoro.

Come incoraggiare il passaggio all’economia verde in Europa? La platea ha stimato alcuni fattori indispensabili per favorire tale passaggio. Innanzitutto, un cambio di mentalità dall’economia lineare a quella circolare. Inoltre, l’impegno politico per indirizzare regole procedurali per le imprese che siano coerenti con le esigenze degli investitori privati. A tal proposito, è importante promuovere una cultura non avversa al rischio e dare un ruolo maggiore all’ ‘equity finance’ rispetto ai prestiti bancari, che di per sé sono avversi al rischio. Infine, non si può trascurare l’armonizzazione delle legislazioni nazionali per permettere alle imprese di operare all’interno del mercato unico europeo con procedure simili. L’esperienza di Bernd Kopacek nello sviluppo di una start-up da zero ha messo in luce gli ostacoli che ha vissuto in prima persona. “Non ci sono agevolazioni fiscali per le imprese verdi, né schemi di consulenza per chi è alla prime armi. Inoltre, i risk manager dovrebbero valutare le fasi di sviluppo di una start-up innovativa con maggiore flessibilità: è possibile che il bilancio non corrisponda perfettamente al piano aziendale, ma questo non è un motivo sufficiente a giustificare un taglio nei finanziamenti, soprattutto nella fase iniziale”.

Quello che sembra evidente è la radicalità del processo di transizione verso un’economia circolare, e cioè tutte le piattaforme di condivisione a noi familiari (Uber, ad esempio) che contraddicono in termini le politiche europee volte all’austerità e la diversità di regole amministrative e fiscali tra i vari Stati Membri. In effetti, il concetto stesso di economia circolare sorpassa molti dei tradizionali confini, essendo piuttosto trasversale, e può essere compreso solo in un’ottica di lungo termine. Secondo la Fondazione Ellen McArthur, l’economia circolare indica un sistema industriale che si rigenera per definizione e non ha un ciclo ad esaurimento. Soprattutto, implica un’attenzione particolare alle energie rinnovabili e al riutilizzo dei rifiuti in modo intelligente e innovativo.

Un tema che è emerso più volte nel corso del dibattito è stato l’opportunità di attrarre gli investimenti da parte di capitali privati. Una risposta nuova a questa esigenza viene dallo strumento di “Private Finance for Energy Efficiency” (PF4EE). Si tratta di uno strumento elaborato in base ad un accordo tra Banca Europea per gli Investimenti e Commissione europea e intende sopperire all’accesso limitato a fonti di finanziamento private per investimenti nel settore dell’efficienza energetica. Il PF4EE è gestito dalle BEI ed è finanziato dal programma LIFE per l’ambiente e il clima. Nello specifico, questo strumento si avvale di tre elementi: un meccanismo di condivisione del rischio che assicura la protezione dal rischio di credito tramite una garanzia collaterale che copre fino all’80% di eventuali perdite (Risk Sharing Facility); un finanziamento a lungo termine da parte della BEI che permette di rifinanziare fino al 75% prestiti a favore dell’efficienza energetica (Loan for Energy Efficiency); servizi di supporto e consulenza per gli intermediari finanziari (Expert Support Facility). I beneficiari dei finanziamenti – fino a cinque milioni di euro – includono PMI, privati ed enti pubblici. Il PF4EE si trova ancora in una fase pilota, ma sarà presto operativo.

Best practices sono arrivate dai migliori progetti LIFE per il 2015 premiati a Brussels. Tra gli esempi di successo, l’esperienza di EXEGER, una start-up svedese che è diventata in pochi anni un’industria di rilievo per la produzione di celle solari ottimizzate per uso interno. Dal 2009, EXEGER si è trasformata in un polo internazionale e innovativo capace di promuovere le sue competenze a vantaggio dei cittadini per la democratizzazione dell’energia. L’obiettivo di partenza, migliorare la vita di tutti, dai centri urbani ai luoghi più remoti, si è tradotto in un’ambiziosa meta di arrivo. EXEGER si è sviluppata anche grazie ai fondi ricevuti dal programma LIFE, oltre che da VINNOVA, l’Agenzia Svedese per l’Energia, e capitali privati. Le celle solari protagoniste della vita quotidiana dei cittadini, attraverso le numerose tipologie di dispositivi elettronici indossabili e mobili, promuovono il modello del futuro europeo: dispositivi che si autoricaricano all’infinito.

In conclusione, la settimana verde ci dimostra che gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile sono una realtà già presente e attiva in Europa, dalle capitali verdi europee all’Agenda Urbana UE, agli esempi positivi come EXEGER. ‘Investire verde’ è possibile e redditizio. Nei prossimi anni, l’Europa dovrà dimostarare di poter riportare gli investimenti verdi ai livelli pre-2011, di saper dare i giusti incentivi al mercato con meno austerità e più finanziamenti privati, di implementare, infine, non solo un mercato unico di capitali, ma anche simili standard procedurali, sistemi di etichettatura e rendicontazione, e sanzioni per chi non rispetta i criteri ambientali, tra i vari Stati Membri. “Politiche chiare ed efficienti analizzano rischi e opportunità nel lungo termine e fanno sì che i governi abbiano un ruolo proattivo verso le imprese che vogliono investire in innovazione ed economia verde”, conclude Isabelle Mateos y Lago.

Di Sabrina Iannazzone

Trainee at the European Parliament