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Prospettive di rilancio start-up e PMI in Europa e in Italia

23/aprile/2016

Le piccole e medie imprese giocano un ruolo fondamentale in Europa. Nel 2014, il 99,8% di tutte le imprese non-finanziarie nei 28 Stati UE erano PMI. La quasi totalità di PMI (93%) è costituita da micro-imprese. Nel 2014, le PMI europee contavano per il 71,4% della crescita dell’occupazione nei settori non-finanziari. Tuttavia, le PMI ‒ soprattutto nei settori edilizio e manifatturiero ‒ risentono ancora dell’impatto negativo della crisi. Solo in 7 Stati Membri su 28, le PMI hanno recuperato in termini di numeri, valore aggiunto e occupazione. In 9 Paesi, tra cui l’Italia, invece, le PMI stentano a mostrare segnali di ripresa rispetto a questi tre indicatori.

Data la loro importanza per sviluppo del territorio, posti di lavoro e innovazione, le PMI sono e devono essere al centro dell’attenzione europea ed italiana. I dati che emergono dalla scheda paese 2015 dello “Small Business Act” condotto dalla Commissione Europea sono indicativi della situazione attuale delle PMI italiane e delle aree su cui è necessario intervenire per rilanciare la loro economia. L’Italia brilla per competenze e innovazione, e sostegno all’internazionalizzazione delle imprese. In termini di valore aggiunto e occupazione, le PMI giocano in Italia un ruolo ancora più significativo rispetto ad altri Paesi europei, ma la loro produttività è circa il 10% in meno della media europea. Inoltre, la performance delle PMI italiane in 7 sulle 10 aree chiave individuate dallo “Small Business Act” è ben al di sotto della media europea.

L’accesso al credito e agli appalti pubblici restano punti molto critici per il nostro Paese. L’Italia resta indietro anche su altre aree cruciali, tra cui il rilancio in tempi brevi delle attività imprenditoriali dopo un evento di bancarotta non fraudolenta, che impedisce a imprese meritevoli di avere una seconda chance. Le inefficienze nella pubblica amministrazione continuano a pesare gravemente sulla competitività delle imprese italiane. Nel sud Italia, infine, i fondi europei non sono sempre gestiti efficacemente.

Oltre ai 10 principi dello “Small Business Act”, la Commissione europea ha lanciato diverse iniziative, programmi di finanziamento e politiche a supporto delle PMI. Tra di essi, il Piano di Investimenti insieme al Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici (FEIS) favoriscono la rimozione degli ostacoli agli investimenti e la riduzione delle disparità regionali all’interno del mercato unico europeo. Nello specifico, il FEIS semplifica l’accesso delle PMI ai finanziamenti e, al contempo, facilita gli investimenti privati rivolti alle imprese. Il FEIS, infatti, si propone di sostenere progetti in settori strategici per lo sviluppo del mercato interno europeo, quali infrastrutture, tecnologie, ricerca e innovazione, capitale di rischio per le PMI. Gli investimenti finanziati dal FEIS completano gli obiettivi europei di crescita sostenibile e inclusiva fissati dalla strategia Europa 2020.

Un’altra importante iniziativa riguarda il mercato unico digitale per l’Europa che risponde alle sfide comuni dell’economia digitale, come l’eliminazione degli ostacoli alle operazioni online che tuttora limitano l’accesso ai beni e i servizi digitali per consumatori e imprese.

Anche il piano d’azione per l’Unione dei mercati capitali va nella direzione di incoraggiare lo sviluppo a lungo termine delle imprese, con prestiti a basso costo e diversificazione delle fonti di finanziamento rispetto a quelle bancarie. Questo può avere un impatto importante in Italia, dove le imprese dipendono strettamente dai finanziamenti bancari e hanno un livello di capitalizzazione tra i più bassi in Europa. Il piano d’azione per l’Unione dei mercati capitali, infatti, suggerisce strumenti innovativi quali il capitale di rischio, i mercati di capitali e il crowdfunding, particolarmente adatti anche alle start-up.

L’Iniziativa SME” potrebbe essere implementata anche in Italia prossimamente. Si tratta di uno strumento co-finanziato dalla Commissione Europea (tramite FEIS, Horizon 2020 e COSME) e dalla Banca Europea degli Investimenti ed è finalizzato a fornire una parziale copertura di rischio per i prestiti alle PMI. Entro la fine del 2016, gli Stati Membri possono aderire all’iniziativa, che è gestita tramite il Fondo Europeo per gli Investimenti. Attualmente, il programma è operativo solo a Malta e in Spagna.

Last but not least, a marzo 2016, la Commissione ha lanciato una consultazione pubblica, “Start-up Initiative”, con lo scopo di raccogliere le opinioni delle varie parti interessate al fine di migliorare il clima operativo per le start-up in Europa. Le informazioni ricavate dalla consultazione serviranno a individuare eventuali soluzioni e nuove misure di sostegno alle esigenze delle start-up europee.

La consultazione, aperta fino al 30 giugno 2016, avverrà tramite un questionario online che contiene domande relative a ciascuna fase del ciclo di vita dell’impresa. Le fasi principali in corso di valutazione sono:

– la fase di avvio, in cui gli individui si raggruppano in base alle proprie capacità imprenditoriali per creare una nuova società;

– la fase di start-up vera e propria, quando devono essere soddisfatti i requisiti normativi e finanziari per lanciare la società; la fase di espansione verso nuovi mercati o la ricerca di metodi innovativi.

Considerate le specificità nazionali, questa consultazione in Italia sarà utile per testare la percezione degli ostacoli per il lancio di un’impresa; in particolare, l’accesso e le fonti di finanziamento, cosa può incentivare e cosa può intralciare l’innovazione e l’espansione di una società.

È chiaro che l’Europa sta lavorando per potenziare l’azione dei tradizionali programmi di finanziamento per le imprese, COSME e Horizon 2020. Ciò offre chance da non sottovalutare per gli imprenditori italiani. L’Italia ha già fatto progressi a livello legislativo per sostenere l’innovazione nel mondo imprenditoriale. Ne sono dei validi esempi il Decreto Crescita 2012, che definisce per la prima volta l’idea di start-up innovativa, e l’Investment Compact 2015, che estende i benefici concessi alle start-up innovative a tutti i tipi di PMI innovative ‒ le PMI che operano in campo di innovazione tecnologica.

La normativa dell’Investment Compact rappresenta una svolta importante per le imprese italiane, che ora possono accedere a una sezione del sito del Ministero dello sviluppo economico dedicata ai bandi per le start-up e usufruire dello strumento di equity crowdfunding per raccogliere capitali. Da non trascurare il fatto che l’Investment Compact istituisce una società di servizio che sostiene la ristrutturazione e il consolidamento di imprese italiane in difficoltà economica.

La sfida attuale per l’Italia, dunque, è risolvere le principali difficoltà che incontrano le PMI nazionali ogni giorno, soprattutto gli ostacoli di accesso ai finanziamenti. A tal proposito, le iniziative europee possono stimolare ulteriori strategie concrete per stabilire un ecosistema produttivo per le PMI a livello nazionale, oltre a quelle attuate finora.

Confindustria, ad esempio, ha presentato alcune proposte per aiutare PMI e start-up, nell’ambito della strategia europea di mercato unico per beni e servizi, nonché sulla scia del dialogo intrapreso con la DG Growth e della suddetta “Start-up Initiative”. Tra di esse, la proposta di implementare una piattaforma di condivisione di idee tra le start-up e promuovere partnership a livello europeo tra start-up emergenti ed imprese consolidate. Un’iniziativa che si inserisce a pieno titolo nel progetto “Startup Europe Partnership”, inteso a sviluppare una piattaforma pan-europea che aiuti le migliori start-up ad espandersi.

Le prospettive di rilancio non mancano: sta a noi attuarle.

Sabrina Iannazzone

Trainee at the European Parliament