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La rendicontazione contabile e finanziaria delle PMI.

Il Parlamento Europeo, il giorno 21 aprile 2016, ha ospitato l’evento “New Business Logic for SMEs: accounting & financing implications”, organizzato congiuntamente dai gruppi S&D e PPE. L’incontro ha trattato temi importanti per la crescita delle piccole e medie imprese in Europa; in particolare, al centro del dibattito le best practises per la rendicontazione contabile e finanziaria delle PMI.

Al tavolo, personalità ed esperti da diversi campi, tra cui David Loweth, direttore per le attività di amministrazione fiduciaria presso IFRS; Andrew Wachtman, presidente del gruppo tecnico di EFRAG; Richard Martin, per il forum globale ACCA; Gunther Oettinger, commissario della Digital Economy & Society (Commssione Europea); Bernd Reichert, direttore dell’unità H2020 SME dell’EASME; Alessandro Concini, dalla Banca Europea per gli Investimenti; Bogdan Ceobanu, dalla DG Connect; Tony Baron, dalla società di consulenza FSB UK, e Oliver Gajda, direttore esecutivo di European Crowdfunding Network.

Il panel ha individuato alcune sfide comuni che riguardano un migliore accesso delle PMI al mercato dei capitali, l’impatto del mercato digitale sulla crescita sostenibile delle imprese, e il valoro aggiunto delle PMI in termini di sviluppo e occupazione. Prima di tutto, è emerso che la definizione di PMI e i principi di contabilità varino da paese a paese. Poi, si rende necessaria una rivisitazione del ruolo dell’informativa finanziaria, che spesso viene percepita semplicemente come un peso amministrativo da parte delle imprese.

È fondamentale, dunque, innanzitutto promuovere una maggiore armonizzazione degli standard tra gli Stati Membri. Ad esempio, Andrew Wachtman sottolinea che la Francia continui a lasciare aperta l’opzione di scegliere fra l’applicazione degli standard IFRS e quelli nazionali. L’armonizzazione è il primo passo affinché le PMI possano accedere ai mercati esteri e svolgere attività transnazionali. D’altra parte, il Libro Verde della Commissione Europea sull’unione dei mercati capitali ha già messo in rilievo che i capitali non si fermano ai confini nazionali e/o a quelli europei.

Inoltre, Richard Martin riconosce che il bilancio d’esercizio non riesce a cogliere tutti gli elementi rilevanti di un’impresa o di una start-up innovativa. Allo stesso modo, Olivier Boutelis-Taft, amministratore della Federazione degli esperti contabili europei (FEE), evidenzia che la stessa definizione di PMI prende in considerazione soltanto l’aspetto della dimensione aziendale. La rendicontazione fornisce informazioni sullo storico di un’impresa che sono utili in fase di accesso ai finanziamenti. Perciò, garantire trasparenza sui dati finanziari resta una priorità. Tuttavia, ci sono numerosi altri aspetti che distinguono una PMI.

Come dice Olivier Boutelis-Taft, la rendicontazione è un mezzo ma non un fine. Oltre ai dati contabili e finanziari, un’analisi aziendale completa dovrebbe tenere conto anche del capitale umano, l’innovazione dei progetti, la pubblicità del brand, le relazioni con i clienti e tutti quegli elementi ‘non-tangibili’ che esulano dal puro bilancio d’esercizio.

D’altro canto, bisogna anche assicurare che la rendicontazione a livello europeo sia correttamente applicata tanto dalle imprese quotate quanto da quelle non quotate in borsa, comprese quelle locali. Soprattutto occorre superare l’approccio ad un’informativa finanziaria che si concentri esclusivamente sugli azionisti, trascurando gli altri stakeholder. Colin Haslam, professore presso l’università Queen Mary di Londra, sottolinea che è importante analizzare se il manager o il proprietario dell’impresa ha relazioni sostenibili con tutti i suoi stakeholder, e fare uno studio di fattibilità sul brand e le competenze specifiche delle singole aziende. Quindi, anche lui concorda sul fatto che la rendicontazione sia solo un punto di partenza e che gli altri aspetti siano cruciali per capire la loro influenza sulla performance finanziaria e sulla sostenibilità delle attività imprenditoriali.

Tutti i relatori convengono che l’uso della tecnologia possa rendere il processo di rendicontazione più semplice e flessibile, ma non cancella le incongruenze fra i vari paesi europei che, al momento, ostacolano sia l’accesso a fonti di finanziamento diverse da quelle bancarie sia l’espansione delle attività su mercati stranieri. L’attuale direttiva europea sui bilanci d’esercizio non si è mostrata, infatti, capace di ridurre significativamente le incongruenze. Anche il commissario Gunther Oettinger ha indicato come priorità una definizione più comprensiva di PMI, la riduzione degli ostacoli all’innovazione e all’espansione verso nuovi mercati, l’importanza di un approccio bottom-up che concili la rappresentazione della situazione patrimoniale e finanziaria di un’impresa con informazioni e risultati non finanziari.

Il mercato unico digitale è già oggetto di studio e di consultazione pubblica per la Commissione Europa, ma altre priorità europee per rilanciare la crescita e l’innovazione delle PMI sono un sistema di regolamentazione uniforme per la protezione dei dati e per l’accesso a fonti di finanziamento diverse da quelle bancarie, soprattutto crowdfunding e private equity.

Oliver Gajda segnala il ritardo europeo rispetto agli Stati Uniti in termini di competitività delle PMI, a causa di un mercato azionario ancora poco sviluppato ai fini del finanziamento d’impresa e di costi poco vantaggiosi delle piattaforme di crowdfunduing rispetto al prestito bancario.

Alessandro Concini ricorda che la Banca Europea per gli Investimenti nel 2015 ha stanziato circa 29 miliardi per investimenti nel settore delle PMI. Il Fondo Europeo per gli Investimenti, parte del gruppo BEI, aiuta le PMI ad accedere ai finanziamenti attraverso intermediari finanziari bancari e non. Bernd Reichert dell’EASME si augura, però, che la BEI in futuro possa anche intervenire su una strategia di utilizzo efficace dei fondi pubblici e che possa mettere in collegamento le imprese con fonti di finanziamento appartenenti al mercato azionario. Infatti, come evidenzia Michael Collins, vice direttore dell’associazione europea per private equity e capitale di rischio (EVCA), non si tratta di raccogliere semplicemente capitali sul mercato non bancario e di convogliarli alle PMI, ma anche competenze ed esperienza in campo di private equity. A suo parere, l’UE può lavorare per semplificare il quadro normativo per l’accesso al capitale di rischio, anche sui mercati esteri.

Bogdan Ceobanu sostiene un approccio olistico che crei sinergie tra talenti, mercati ed opportunità di finanziamento, in linea con le idee dello Start-up Manifesto che propone una serie di raccomandazioni a supporto dell’imprenditorialità e dell’innovazione nell’UE. Tony Baron rileva che mentre l’occupazione nel settore pubblico cala, le opportunità di impiego create dalle PMI sono aumentate dopo la crisi economica. Ben l’80% dei membri di FSB dipendono dai finanziamenti bancari e la compatibilità tra i diversi sistemi di informativa finanziaria è ancora troppo bassa. Tuttavia, il 9% delle PMI fanno ricorso a fonti di finanziamento alternative, come il crowdfunding.

Dunque, le PMI non solo reagiscono ai cambiamenti ma hanno anche un ruolo proattivo nell’innovazione del mercato imprenditoriale. L’Europa, al pari degli Stati Uniti, deve aprire le porte alle nuove modalità di finanziamento e accelerare la creazione di un quadro normativo unico su tutte le questioni di natura finanziaria.

Sabrina Iannazzone

Trainee at the European Parliament (Brussels)