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Social entrepreneurship and social innovation in combating unemployment

29/marzo/2016

“La Social Economy può essere considerata una via concreta per contrastare i fattori strutturali sottostanti la crisi economica degli ultimi anni? Può essere un valido strumento di contrasto a fenomeni quali povertà, precarietà e disuguaglianza sociale che caratterizzano la società odierna? Rispondere a questi interrogativi è di fondamentale importanza per scegliere le strategie più opportune, perchè il domani si costruisce adesso.”

Di Dario Sterpa*

Il ruolo dell’innovazione sociale e dell’impresa sociale nel contrastare la disoccupazione è il titolo di una proposta di risoluzione del Parlamento Europeo, adottata ad agosto 2015[1]. Ma cosa intendiamo esattamente quando ci riferiamo a innovazione sociale ed impresa sociale? Quali sono e che caratteristiche hanno le organizzazioni dell’economia sociale? Al di là di facili ottimismi, l’economia sociale può rappresentare realmente una risposta alla sfide contemporanee come la lotta alla disoccupazione, alla precarietà, alla povertà?

Il presente articolo prova ad offrire utili spunti di approfondimento per farsi un’idea, fornendo gli elementi per dare delle prime risposte a questi quesiti.

Il primo elemento da considerare è la dimensione dell’economia sociale oggi in Europa. I dati sulla social economy evidenziano come questo “comparto” vale da solo tra il 10% e il 12% del valore aggiunto dell’economia europea, occupa 14 mln di persone in circa 2 mln di imprese sociali. Inoltre, in controtendenza ad altri settori, ha visto aumentare il numero di posti di lavoro negli ultimi anni, nonostante la crisi economica. Quindi sia la dimensione quantitativa che le tendenze economiche e le dinamiche occupazionali sembrano surrogare le ipotesi a favore di una maggiore attenzione al settore in ottica strategica.

Per altro sussistono ancora diverse barriere che frenano la crescita del comparto. In primis la difficoltà del riconoscimento del ruolo innovativo svolto dalle imprese sociali ne minaccia la crescita, per esempio per la difficoltà di reperire risorse finanziarie. Il mancato riconoscimento dell’effettivo valore del settore, anche per la difficoltà di valutare gli impatti sociali delle diverse iniziative imprenditoriali, si collega alla carenza di framework normativi funzionali al suo sviluppo. In altre parole il superamento delle barriere conoscitive, informative, finanziarie diventa arduo in mancanza di una regolamentazione di supporto a livello europeo e nazionale. Le iniziative legislative attuate in questo campo risultano ancora troppo frammentate.

Ma cosa si intende quando ci si riferisce alla social economy? Dobbiamo considerarlo un settore economico a se stante? La definizione di economia sociale non è immediata ed intuitiva per l’elevato numero e varietà degli operatori. Alcuni criteri però possono aiutare a dare un quadro di quello che possiamo definire un comparto caratterizzo da imprese che adottano nuovi modelli di business, basati essenzialmente su procedure democratiche e partecipate, sui valori etici e di responsabilità[2] e il cui oggetto sociale fa riferimento alla soddisfazione di bisogni sociali, in luogo della più tipica ricerca del profitto. L’attività economica che caratterizza queste imprese quindi è esercitata per raggiungere dei bisogni sociali piuttosto che per realizzare un profitto per l’imprenditore[3], determinando per questa via un diverso modello di business che deve essere valutato su basi nuove e con modelli adeguati.

Passando alle barriere che frenano la crescita dimensionale media del settore, le principali criticità sono quelle tipiche di un settore che si trova in una fase iniziale di sviluppo caratterizzata da elevata frammentazione, risorse finanziarie insufficienti, difficoltà degli operatori ad intercettare percorsi di crescita sostenuta. In questo contesto si intrecciano ragioni economiche, intrinseche alla struttura del mercato, e ragioni culturali che ostacolano la cattura e lo sfruttamento delle opportunità.

In questo quadro la politica è chiamata ad adottare misure che eliminino le barriere alla crescita delle imprese, essenzialmente attraverso la realizzazione di un quadro regolamentare certo, a livello europeo e nazionale, per un settore che sconta ancora difficoltà di riconoscimento, la diffusione di strumenti di accountability che favoriscano il dialogo con il settore finanziario, incentivi ed investimenti pubblici. Questi rappresentano i punti prioritari per l’approfondimento dei quali si rimanda al rapporto della Commissione per l’occupazione e gli affari sociali[4] e al position paper dell’European Anti Poverty Network[5].

Quindi che iniziative sono state prese fin ora e in che direzione ci stiamo muovendo? Di iniziative al momento ne sono state prese diverse, sebbene ancora frammentate, per sollecitare lo sviluppo di questo comparto, di cui si citano le più significative:

  • L’adozione delle nuove direttive europee in materia di appalti pubblici, principalmente la direttiva 2014/24/UE, che istituzionalizzano le clausole e i criteri sociali atti a favorire l’inclusione sociale e l’innovazione sociale, per l’implementazione delle quali sarà indispensabile il coinvolgimento attivo degli Stati Membri in fase applicativa[6].
  • La programmazione dei fondi strutturali europei ed in particolare dell’FSE che obbliga gli Stati a destinare almeno il 20% delle risorse ad obiettivi di inclusione sociale e lotta alla povertà.
  • Il recente impulso dato a favore di un più stretto collegamento tra la garanzia giovani e la social economy, considerando l’economia sociale un campo privilegiato di sbocco per l’imprenditoria giovanile[7].

In tutte queste iniziative il ruolo degli Stati Membri è essenziale e sarebbero opportune attività di sensibilizzazione dei policy makers e di capacity building delle strutture organizzative per scongiurare che anche questo settore diventi un elemento di differenziazione tra “Centro” e “Periferia” dell’Europa, che veda svantaggiati proprio i Paesi più bisognosi di politiche di inclusione sociale.

*Componente del comitato tecnico di Contatto Europa

Note:

[1]http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+REPORT+A8-2015-0247+0+DOC+XML+V0//EN

[2] Qua trovano ampia applicazione i modelli di social corporate responsability.

[3] Per un approfondimento si rimanda allo strategy s-paper su social economy e processi partecipativi in uscita ad aprile.

[4] Rif. nota 1.

[5]Link http://www.eapn.eu/en/news-and-publications/publications/eapn-position-papers-and-reports/eapn-s-response-to-the-annual-growth-survey-joint-employment-report-2016-more-social-investment-but-not-social-rights-standards-or-integrated-poverty-strategy-based-on-part.

[6] Per un approfondimento si rimanda al technical s-paper su new public procurement e servizi sociali in uscita ad aprile

[7] Per un approfondimento si rimanda al policy brief in uscita ad aprile.